Da 32 a 15 anni in meno di sette ore

Ogni volta che vado a trovare la mia famiglia, durante tutte le ore che impiego per precorrere i 350 km che mi separano da casa (mi permetto di ringraziare le ferrovie per le sette ore di treno e la qualità del servizio) compio un viaggio psicofisico a ritroso, una specie di ritorno alle origini. Ogni stazione rappresenta una tappa: Trento la crescita , Genova la continuità la rottura e un nuovo inizio, Parma la libertà la scoperta e l’amore, Sarzana, beh Sarzana le origini.
Sono scesa dal treno quindicenne, spensierata e fiera de i miei due euro in tasca, gli altri soldi li avevo spesi a Milano Centrale frantumata dall’attesa.
Passando in macchina davanti al mio liceo mi sono improvvisamente ritrovata in classe: capelli lunghi, vestiti enormi a nascondere le forme e a affermare un’intellettualità sinistroide di matrice sessantottina.
È il giorno della temuta interrogazione di matematica. Io e la mia amica abbiamo passato la notte a ripassare fra caffè e decine di sigarette. Nonostante lo sforzo, i concetti appena appresi non sono altro che come tanti postit appiccicati in testa. Come potevamo pensare di recuperare giorni e giorni di fanccazzismo in meno di otto ore è ancora un mistero e lo è ancora di più il fatto che qualche volta il miracolo sia anche riuscito.
La Prof scorre il registro più e più volte, divertita, credo, nel vederci diventare piccoli come delle formiche nel tentativo di nasconderci dietro i secchioni della prima fila. La storia è sempre quella cinque minuti di interrogazione e un quarto d’ora di ramanzina che si conclude con un sonoro “il vostro destino è andare a zappare”, indicando i campi che si vedono dalle finestre della nostra aula.
Mi ricordo che guardavamo fuori smarriti, immaginandoci con salopette e vanga sotto il sole di agosto.
Ho pensato più volte in questi anni che forse non aveva poi così torto, che forse la mia generazione avrebbe dovuto ascoltare quei “santi” consigli e ricominciare da dove molti dei nostri bisnonni erano partiti per costruire il loro futuro e assicurare quello dei loro figli.
Ma a quindici anni ho anche scoperto Bowie e sa cosa le dico cara Prof “We Can Be Heroes”
Ps pensi abbiamo anche iniziato a riprodurci

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One response to “Da 32 a 15 anni in meno di sette ore”

  1. k says :

    e vogliamo parlare del fatto che a sarzana, oltre alla giovine alice, ci sono anche le orbit? 🙂

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